E poi ci sono le storie.

Le storie di vita, quelle da ascoltare, da ammirare, quelle da cui imparare un’importante lezione.
Nelle ultime due settimane ho corso in giro per l’Italia a scattare foto, come sapete. Quello che non sapete è che ogni tanto quella macchina la appoggio, e ascolto anche io.
Ascolto e mi commuovo, ascolto e mi emoziono, ascolto e imparo.

Lunedì scorso ho potuto conoscere stupefatta le parole di uno sportivo, anagraficamente e professionalmente molto più vicino al mio mondo e alla mia vita.

Jack Sintini , se non lo conoscete andatevi a cercare su Google la sua storia: ascesa, caduta nella malattia -e che malattia, porca miseria-, chemioterapia, trapianto, guarigione e rinascita, fino alla vittoria dello scudetto di volley con Trento. Le sue parole, la sua forza, la sua salvezza anche per e attraverso lo sport.

E poi lei, ieri. La senatrice Liliana Segre.
L’evento era organizzato per la noiosissima formazione obbligatoria a cui siamo costretti dall’ordine dei Giornalisti. Potevo non andare, io sono secchiona e la faccenda dei crediti li sistemo ogni anno entro febbraio, ma quando ho visto che avrebbe parlato lei mi sono iscritta senza alcuna esitazione.
Ho fatto bene. Una lucidità disarmante, unita a una sottile ironia, parole talvolta amare, talvolta piene di speranza per questo mondo che scivola sempre di più verso l’odio cieco sputato verso il prossimo. “Ogni minuto va goduto e sofferto, bisogna studiare, vedere le cose belle che abbiamo intorno, combattere quelle brutte. Ma perdere tempo a scrivere a un novantenne per augurarle la morte… Tanto c’è già la natura che ci pensa…”

Ph. Antonio Saia

Quello che più mi ha piacevolmente stupito di entrambi gli incontri, così diversi eppure così emozionanti, è stata la straordinaria partecipazione di giovani.Ieri eravamo allo Iulm, lunedì scorso in un Liceo di Civitanova, gremito data la presenza dei campioni della Lube. Appena queste storie hanno preso vita e iniziato il loro cammino, due interi auditorium in religioso silenzio. Centinaia di giovani in silenzio, appesi alle labbra di Jack e della Senatrice.

Ci sono le storie. Quelle da ascoltare e da capire, quelle da cui apprendere.
Ci sono le storie, quelle che ti fanno nascondere dietro al mirino della macchina per non far vedere che stai piangendo.

Ci sono le storie.

Perchè ogni tanto potremmo smettere, per qualche minuto, di parlarci addosso e ascoltare compiaciuti solo il suono della nostra voce, per aprirci al mondo e scoprire che là fuori ci sono persone da cui vale la pena imparare qualcosa.

Grazie per questi due splendidi doni.


(Ph. di Liliana Segre di Antonio Saia . Grazie. )

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