Nulla da fare, alla Barletta Half Marathon funziona così.
Dopo aver assistito con i miei occhi lo scorso anno alla squalifica del gruppo di spingitori per aver coperto gli ultimi metri di gara in compagnia del barboncino Fiocco e averne parlato proprio su queste pagine, creando un caso nazionale, quest’anno ho potuto vedere l’orgoglioso Fiocco arrivare fra due ali di folla festante, pur fra mugugni e brontolii del giudice Fidal a cui proprio queste cose non vanno giù.

Pensavo di rientrarmene a casa così, infastidita da un atteggiamento comunque irritante nei confronti della stragrande maggioranza degli atleti che transitava al traguardo ma senza altri corpi del delitto da scoprire.

E invece stasera una telefonata. “Sono la mamma di Spiry e di Fiocco. Volevo dirti che domenica il nostro amico giudice voleva fermare Cosimo Girolamo e non fargli tagliare il traguardo”.

Sbong. Che mazzata in testa. Aspetta che cerco di riprendermi e poi mi informo un minimo.

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Cosimo, del quale per ironia della sorte ho postato una foto proprio oggi. Che non puoi non notare che gli manca una gamba, eppure lui si presenta alle gare, spesso invitato dagli organizzatori, che si macina km e km assieme ai normo.
Gli scrivo, e poi chiacchieriamo un po’, cerco di capire come siano andate le cose.

Va bene, Cosimo domenica non ha fatto i 21.097. Ne ha fatti meno, per questo non è in classifica -facilmente non sarà passato su un tappeto a qualche giro di boa-, ma è partito, ha camminato, è arrivato. E la Barletta Sportiva l’ha pure premiato, alla fine, anche se quei 21 non se li è fatti tutti. Quindi poteva anche starci che non passasse al traguardo, ma questa regola avrebbe dovuto essere applicata poi anche a tutti gli abusivi che tranquillamente hanno corso la gara senza pettorale e iscrizione. E ce n’erano, eccome se ce n’erano.

Ma poi salta fuori altro. Un livore antico, manifestato anche in altre occasioni. Cosimo mi racconta: ” E’ una cosa che risale a tempo fa, perchè la prima volta che ci ho avuto a che fare mi sono sentito dire, testuale, che non potevo correre perchè ero senza una gamba. Come se non lo sapessi da solo, come se non ci avessi già sofferto abbastanza, come se la vita non mi avesse già preso abbastanza a schiaffi senza bisogno di farmelo notare in occasioni in cui vorrei prendermi la mia rivincita su di lei”.
Poi prosegue: “E sai qual è la cosa tragica? Che per lo stato non sono invalido, e solo grazie all’intervento di Napolitano alcuni anni fa mi hanno riconosciuto una pensione di invalidità misera, che mi fa percepire 280€ al mese. Ma dove vado con 280€ al mese, secondo te?”. E ancora: “Non capisco, io sono regolarmente tesserato, e sono le società che mi chiamano come testimonial. Ma quando mi vede, minaccia di invalidare la gara se mi lasciano partire, e così va a finire che io le gare me le guardo da un palco”.

Non c’è che dire. La mamma di Spiry era incredula e abbattuta mentre mi raccontava la vicenda. Io non posso fare a meno che appoggiarla e chiedermi, a fronte di un’intera regione che non ne può più di questi comportamenti, cosa altro debba fare di deplorevole un personaggio simile per arrivare finalmente ad essere rimosso dalla sua posizione.

Perchè una persona del genere, ne ero convinta un anno fa ma ne sono ancora più convinta quest’anno, danneggia non solo l’atleta nel momento in cui inveisce al suo indirizzo, ma anche il nostro intero movimento che di atleti come Spiry o come Cosimo o come tanti altri piccoli grandi eroi ha bisogno ogni giorno per poter vivere e non solamente limitarsi a sopravvivere.

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