Ci sono quelle giornate, nell’arco dei 365 giorni di un anno, in cui nulla va per il verso giusto. Oggi direi che possa classificarsi tranquillamente al primo posto delle giornatedemmerda del 2018.

Nelle scorse settimane, cullata dall’entusiasmo per le prime gare duathlon andate più che bene, decido di provare, letteralmente, a tuffarmi con il primo triathlon.
Compro la muta, la provo in piscina, mi iscrivo al triathlon sprint dell’idroscalo dove saremo presenti a fare foto e inizio a vivere i giorni della vigilia con la consueta ansia-mista-ad-entusiasmo per qualcosa di nuovo.

Due giorni fa, esattamente 29 giorni dopo l’ultima volta, mi parte il ciclo.
E vabbè. Stai zitta, mi dico.  5 anni fa eri l’anarchia fatta ovaio, con cicli sballatissimi che se andava bene mi venivano ogni 7-8 mesi. Quindi zitta e non ti lamentare.
Sì, vabbè, ma proprio così regolari dovevate diventare, stupide stronze anarchiche? Zitta e non ti lamentare, ingrata, o ti regaliamo uno di quei cicli così viuuuulenti che te lo ricorderai a vita.
#fottetevi, stronze, io intanto che voi ballate Despacito io vado a prendere il pettorale.
Il pettorale non c’è.
Parla con il signor Mysdam, che mi iscrive al volo. Torno a prendere il pettorale.
Suona il telefono, il socio che mi porta I DISCHI su cui lavorare. Ma è solo UN DISCO. E l’altro? Chiamo, ci siamo sbagliati, te ne servivano due? Ne abbiamo mandato solo uno.
Cazzo.
Scarico la Bianchina, cerco una banca perchè ho 25 centesimi nel portafogli, banche attorno all’Idroscalo non ce ne sono.
Monto l’attrezzatura, iniziamo a lavorare, qualche dubbio sui pettorali, copia per sicurezza sul pc, ma che ore sono? Ma sono già le 14?
Ma la muta? Facoltativa? No, vietata.
Ma come vietata, fa caldo ma per me l’acqua a 21° è fredda.
Cazzi vostri, muta vietata. #zittaenuota.
Vorrei mangiare, ma ho 25 centesimi, cosa mangio con quei soldi, una rotella alla liquirizia?? Trovo un panino al cotto al ristoro. Piccolo, ma meglio di niente.
Porto la Bianchina in zona cambio, assieme alle scarpe da corsa il casco le scarpe da bici il cappellino. Torno in postazione, ho il pettorale addosso, cazzo ma il pettorale in acqua non lo posso mica tenere, torno in zona cambio, mollo il pettorale, saluto la Bianchina, vado a mettermi il body.
Ehi, stronze, mi date un paio d’ore di tregua? Scordatelo, ingrata. E sai che odiamo gli assorbenti interni, te la faremo pagare.
Metto il body, sudo, oggi sembra fatto di amianto e piombo e cemento, ma in qualche modo sale. Metto le cuffie, tolgo anelli e catenina, metto gli occhialini, mi butto in acqua per sentire se era veramente così caldo da vietare la muta.
No.
21° sono pochi.
Ehi, ciao, siamo le stronze, cos’è sto freddo? Perchè ti sei buttata in acqua? sei scema? A noi il freddo non piace, non ci piace neanche la melma con le alghe. Te la faremo pagare.
Vado alla partenza, 10 minuti buoni ad aspettare, riprendo temperatura umana, mi ributto in acqua, cazzo che freddo.
Via, si parte, bracciata, bracciata, respira, bracciata, bracciata. Respira. L’aria non entra. Come non entra, hai la testa fuori.
Il cuore impazzisce, non vedo il fondo del lago, la boa arancione sembra lontana un milione di anni luce. Respira. No.
Respira.
No.
Respiiiiiiraaaaaaa.
No.
Fanculo.
Torno a riva.
E inizio a piangere.

I cocci li ho già raccolti e ho già iniziato a meditare vendetta contro me stessa e la mia debolezza.
Oggi, proprio, non era la mia giornata…

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