Ok, lo confesso: quando a febbraio ho fatto quel click sulla pagina del Duathlon Classic del Chiavicone non avevo la più pallida idea di cosa mi aspettasse.
Avevo appena iniziato con qualche allenamento combinato blando, la stagione era pessima, il cielo plumbeo e spesso piovoso, e quindi supportata dall’incoscienza dettata dall’ignoranza ho fatto click.

Poi sono iniziati i combinati seri, in tabella, e ho iniziato a percepire una lieve punta di preoccupazione dietro alla nuca. Ma no, dai, non ti preoccupare, ho iniziato a ripetermi come un mantra ogni volta in cui scendendo dalla bici infilavo le mie fide Hoka per qualche km di corsa, gambe di legno tendente al marmo.

Il lunedì di Pasquetta, poi c’è stato finalmente il debutto a Romano di Lombardia , di cui ho ampiamente raccontato sui miei social e su queste pagine e dal quale sono uscita molto meglio di quanto immaginassi, con un tempo davvero buono per una schiappa cronica come me.

Domenica la replica da “lascia o raddoppia” in quel di Quinzano d’Oglio: esattamente 2 volte la distanza di Romano, con 10km di corsa, 40 di bicicletta e altri 5 di corsa. Paura, tanta, ma in fondo “è solo un allenamento”, continuavo a ripetermi senza troppa convinzione.

La gara
Se “gara di allenamento” deve essere, tanto vale testare tutto. Passo il venerdì sera al telefono col mio paziente dietologo, ormai in odore di santità, che mi spiega per filo e per segno cosa avrei dovuto fare nei due giorni successivi, tralasciando il dettaglio non irrilevante di un sabato appollaiata in cima al tubo della centrale idroelettrica in Valtellina dove sono a fotografare una di quelle gare da psicopatici con un milione di metri di dislivello in un km di gara.
“Sabato mangi questo, questo e quest’altro, poi domenica mattina colazione tranquilla e 3 ore prima della gara ti fai 120grammi di pasta fredda con olio e parmigiano”. Cosa? Sei fuori?? Vomito fino a Natale. “Fidati”. E mentre tutta la piazza di Quinzano approfitta del tepore primaverile per un cappuccino con cornetto caldo e profumato ai tavolini dei caffè, io me ne sto sotto all’arco del traguardo seduta per terra a mandare giù pasta fredda. Tremendo, ma voglio fidarmi.
Porto la Bianchina, casco e scarpe in zona cambio, piazzo i collaboratori che devono sostituirmi al lavoro mentre io cialtroneggio in giro, infilo il tremendo body ed entro nel mood panico pre gara.
Odio le partenze separate che fanno in queste gare, le odio proprio: noi donne siamo poche, e a parte me e poche altre che veniamo immediatamente staccate dopo lo start, sono tutte magrissime e bellissime, velocissime e agguerritissime. Niente in tutto.
Mi ripeto nella testa le parole della coach Julia: “Pensa alla tua gara, non partire a bomba, pensa alla tua gara”.
Entro in T1 1 ora e 21 secondi dopo lo start, e anche se quei maledetti 21 secondi mi rodono assai, un paio di salitelle infingarde mi spiazzano: ancora non immagino cosa mi aspetta.

Ora, qui è d’uopo una piccola parentesi: siamo nel cuore del cuore della pianura Padana, nella depressissima bassa bresciana. Le salite dove diavolo sono saltate fuori??? Ma il meglio deve ancora venire.

Esco dalla T1, mentre i primi maschioni mi hanno già abbondantemente presa e superata, e inizio a pedalare. Penso a quello che mi ha detto Alina, la mia iron mental coach alle prese con un Ironman non indifferente come una gravidanza a termine: “Prenditi 10-15 minuti di pedalata col rapporto agile, 40km sono lunghi, sciogli le gambe, per spingere hai tempo”.
Aveva ragione.
Verso Pontevico, luogo mitologico di cui finora avevo solamente letto nelle saghe nordiche, finalmente cambio rapporto e i muscoli rispondono… che figata! Via, provo a spingere, mentre i maschioni in assetto da jet continuano a superarmi a velocità per me supersoniche. Qua e là vedo qualche sagoma femminile che lentamente ma con costanza vado a recuperare…in bici mi scopro più carogna di quanto pensassi. Mi superano anche due compagni di squadra che mi incitano (grazie, ragazzi… 🙂 ), mi supera il mitico Favaron, qualche bel figliolo che saluta, passa e va. E fra un sorpasso e l’altro, continua questo saliscendi che non sarebbe di per sè pesante, ma che spezza ritmo e fiato. Gli ultimi 7-8 km prima della T2 sono poi una vera mazzata per tutti, vento contrario ed ennesima salita. Nel nulla cosmico.
Ma santo cielo, ma mi spiegate dove l’avete tirata fuori la salita qui? Eppure c’è, e col vento adesso sembra quasi il Mortirolo.

Arrivo in T2 e abbandono la Bianchina per quella che, lo so, sarà la parte più difficile di tutta la gara. 5 maledettissimi km di corsa, 2 giri da 2,5 km fino al Chiavicone che dà il nome alla gara, ancora salita (ancoraaaa???), e pavé, salitella, sterrato. Il corpo adesso mi bestemmia contro. Recupero un po’ fiato camminando un paio di minuti, poi vedo di ripartire, ma ogni passo è un’agonia, il cuore non ne vuole sapere di scendere, le gambe sono cemento puro.
Alla fine del primo giro vorrei quasi quasi voltare per il traguardo, ma checcazzo, no, sto facendo fatica da quasi 3 ore, mica mollo gli ultimi 2 km. Così il giro riparte, finalmente per l’ultima volta. Ancora Paolo, compagno Steel, che mi supera e vola verso l’arrivo.
E Tiziano, e Martina, che negli ultimi 400metri mi incitano e mi spingono, e quel meraviglioso tappeto blu che sembra una striscia d’acqua e di refrigerio nel deserto.

Mi viene da piangere, e poi da ridere, e da piangere ancora, ma sì, porcapupazza (che non è propriamente la parola che ho pensato domenica), ce l’ho fatta e sotto alle 3 ore. Sono felice.

Bevo, che ormai sono disidratata e non ho neanche le lacrime per piangere, poi abbraccio il mio amore e pronuncio la fatidica frase: “Mai più“… fino alla prossima volta. 😀

Ringraziamenti random post gara:
A Julia e Federico, come sempre.
A Luca e Marzia, amici stupidini, loro sanno perchè.
Al mio presidente Mauro e alla Steel che mi ha accolta.
Al mio team di fotografi che ancora una volta ha lavorato egregiamente anche se li ho coordinati via via sempre meno lucidamente fra una frazione e l’altra.
A Lucia e Annalisa per i messaggi e l’amicizia.
A Linda, #duradabattere.
Ad Alina, che se un giorno dovesse smettere di fare sport sarebbe una coach perfetta.
A te, che ci sei sempre… e anche se domenica ti ho maledetto per avermi rimesso in testa questa cosa del triathlon te ne sarò eternamente grata, perchè come dice quello là, un limite è solo una linea tra chi siamo e chi diventeremo. Grazie. <3

Start
Tempo 1:00:21 | Dist. 10 km
Media 6’02” min/km | Pos. 78

Run1
Tempo 1:00:21 | Dist. 10 km
Media 6’02” min/km | Pos. 78
Pos. cat. 16 |

Tempo 0:01:24 | Dist. 0.1 km
Media 13’51” min/km | Pos. 74

T1
Tempo 1:01:44 | Dist. 10.1 km
Media 6’06” min/km | Pos. 74
Pos. cat. 16 |

Tempo 1:21:11 | Dist. 39.9 km
Media 29.50 km/h | Pos. 61

Bike
Tempo 2:22:54 | Dist. 50 km
Media 21.00 km/h | Pos. 61
Pos. cat. 16 |

Tempo 0:01:08 | Dist. 0.1 km
Media 11’18” min/km | Pos. 64

T2
Tempo 2:24:02 | Dist. 50.1 km
Media 2’52” min/km | Pos. 64
Pos. cat. 16 |

Tempo 0:32:44 | Dist. 4.9 km
Media 8.99 km/h | Pos. 78

Finish
Tempo 2:56:46 | Dist. 55 km
Media 18.67 km/h | Pos. 75
Pos. cat. 16 |

(Visited 12 times, 1 visits today)

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi