Negli ultimi due anni avevo vissuto la Giulietta & Romeo Half Marathon da dentro come fotografa per l’ufficio stampa.
Avrebbe dovuto essere lo stesso anche quest’anno, e invece lunedì inaspettatamente è arrivata una disdetta del servizio. Poco male, o quasi, ma per “compensare” una domenica che altrimenti sarebbe rimasta a giacere vuota e inutilizzata ho chiesto che almeno mi fornissero un pettorale per la gara, così da potermi mettere alla prova sulla distanza del 21,097 km competitivi.

Domenica scorsa avrei voluto correre a Busseto, poi per questioni logistiche legate ai posticipi di serie B avevo ripiegato per una mezza autogestita intorno al paesello accompagnata dal moroso mio pacer personale, ma i miei piani si sono inabissati dopo 18km e me ne sono tornata a casa mugugnando e brontolando (eh sì, caro A, non hai l’esclusiva sul mugugno post corsa). Quindi a distanza di 7 giorni quale migliore occasione per riprovare?

In settimana, visto anche l’andamento complessivo delle sessioni di allenamento, inizio ad accarezzare l’idea di provare a stare sulle 2 ore e 15, un tempo fino a poche settimane fa totalmente impensabile, anche se per la maggior parte dei maratoneti assolutamente irrisorio e alla portata; ma per me e per la schiappa che sono le 2 ore e 15 avrebbero rappresentato un miglioramento di oltre 9 minuti rispetto al tempo impiegato a novembre a Milano: insomma, mica male.

Mi studio il passo, ci ragiono su, e domenica a Verona decido di provarci. I primi 10km scivolano via tranquilli, al punto che provo a forzare appena un po’ di più. Garmin e kilometraggio stradale non coincidono perfettamente, quindi ho sempre 300metri di differenza. Bene? Male? Non lo so.

Taglio il traguardo in trance, come mi dirà poi il moroso. Il mio Garmin dice missione compiuta e segna qualche centinaia di metri in più, il timing ufficiale dichiara un ottimo 2h 15′ 06”, che comunque rappresenta al momento il mio personal best. Poca roba, davvero, rispetto a chi corre seriamente, ma finalmente la soddisfazione di non essere più nell’ultima pagina della classifica me la sono tolta, e non soltanto quella.

Me ne torno da Verona con diverse considerazioni. Sono cambiata tantissimo in questi ultimi mesi, e non solo fisicamente. Allenarmi affiancata da una professionista come Julia Jones mi ha resa molto più agonista, molto più determinata, e credo che un messaggio ricevuto ieri pomeriggio riassuma perfettamente cosa stia succedendo in me: “Quando ci siamo conosciuti non mi capivi, ma adesso stai cominciando a “lottare” per quel numero“. Non faccio una malattia per il tempo, ma non sono nemmeno la solita cialtrona che ero fino a pochi mesi fa. A vedere le foto di ieri me ne sono resa conto perfettamente: non uno scatto in cui sorrido, mascella contratta, sguardo concentrato. Non mi sono nemmeno accorta di essere passata da piazza delle Erbe, e questo è tutto un dire… io che da due anni prendo in giro chi non si accorse del ponte di barche al 39° km della maratona di Venezia… 😀

Me ne torno da Verona con un nuovo personal best, una medaglia bellissima, una domenica fra amici e compagni di squadra e la consapevolezza che questo folle viaggio verso il traguardo sportivo come regalo per i 40 anni forse non sia poi del tutto folle. Sarà lunghissima, ma in fondo… impossible is nothing.

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