Esattamente un anno fa, più o meno a quest’ora, partiva la 21^ Maratona di Reggio Emilia.
E io non c’ero.
Avevo affidato alle pagine di questo sito la mia frustrazione e la mia rabbia: ero ferma da mesi, con vani tentativi di ripartenza e visite mediche e terapie inutili, e proprio pochi giorni prima dello sparo mi era stato detto che il mio tallone era da operare.
Vigliaccamente ero scappata, perchè il dolore non soltanto fisico era tanto, troppo. La mia maratona, i miei palloncini, i miei amici, i miei 42km. Via, lontano dagli occhi, lontano dal cuore, ma con una promessa: ci vediamo nel 2017.

A marzo finalmente sono finita sotto i ferri. Un intervento semplice, certo, ma pur sempre un intervento. Sperone e fascite, poi la riabilitazione, le prime uscite a piedi o in bici e annessi rientri a casa in lacrime per il dolore che fino a quest’estate non ne ha voluto sapere di abbandonarmi.

Mi sono data 4 mesi: a luglio, cascasse il mondo, sarei ripartita, e l’ho fatto.
Con tutte le complicazioni del caso, naturalmente. Non correvo con un minimo di costanza e programmazione da un anno e mezzo e tutto quello che avevo così difficoltosamente ottenuto negli anni precedenti sembrava svanito. La mia simpaticissima struttura fisica è di quelle che assorbe kg e calorie anche solo osservando i dolci in una vetrina in pasticceria, quindi mi ritrovavo sul groppone anche una decina di kg da smaltire. E vabbè, proviamoci, come sempre un passo alla volta, un kg alla volta.

La svolta l’ho avuta a fine agosto quando ho deciso, in vista anche dei miei obiettivi futuri, di affidarmi alle amorevoli e competenti cure di Julia Jones, che a suon di tabelle e ripetute e allenamenti mirati ha ribaltato completamente il mio modo di allenarmi. E finalmente ho iniziato a vedere qualche timido miglioramento.

Ho scoperto la piscina come integrazione e scarico alla corsa, assieme a qualche pedalata, ma sempre con la mente a quella data: 10 dicembre 2017.

Dopo qualche brutta esperienza ho trovato anche il mio angelo custode in materia di alimentazione, e grazie a lui e alla sua preparazione in poche settimane ho trovato la strada giusta da seguire per non collassare ad ogni uscita in allenamento.

Ma soprattutto, ho ritrovato me stessa, ancora una volta. La mia testa, la mia fatica, la mia dedizione, la mia resilienza. Mi sono preparata con costanza ed impegno, senza saltare quasi nessuna uscita della tabella di Julia.

La scorsa settimana, come è naturale, ero in preda al panico totale: crisi di pianto, paranoie, la classica alternanza di emozioni da notteprimadegliesami.
Poi il centro maratona, i sorrisi, gli amici, i racconti, gli abbracci, le emozioni, i palloncini, il vestito da Babbo Natale, il pettorale, le scarpe, la frutta secca, l’inno nazionale, lo sparo, il giro di lancio in centro storico, i 5 battuti agli amici a bordo strada che mi incitavano, e finalmente mi sono rilassata.

Un km alla volta, un passo alla volta, sorridendo e scherzando con i miei compagni di viaggio, ridendo della mia secchionaggine (8.31/km dovevano essere, 8,31/km sono stati): ci siamo aiutati e sostenuti a vicenda, abbiamo fatto qualcosa di grande aiutando un’esordiente ad arrivare al suo primo traguardo.

E poi.

Poi siamo usciti dal Parco delle Caprette. Ci sei, ci siamo. Sono i km più belli, gli ultimi due, quelli da correre col cuore e con le lacrime agli occhi, quelli della gioia incontrollata per avercela fatta. Di nuovo.

E il traguardo, finalmente, e quei due occhi che mi aspettano per baciarmi e abbracciarmi, e mamma e papà venuti apposta da Modena, e Sara, Cinzia, Alina, Laura, e le foto, e le lacrime, e la medaglia, e l’asciugamano sulle spalle, e ancora lacrime, saluti, baci, complimenti.

Finire Reggio ieri, finirla da Pacer, finirla bene e senza soffrire è stato anche la chiusura di un cerchio che avevo iniziato a tracciare tre anni fa. Ora posso finalmente dedicarmi con serena incoscienza a nuovi sogni sportivi, anche se l’appuntamento per il 2018 è già segnato in agenda, per un nuovo viaggio formato 42,195 km.

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