E’ dal 2014 che vivo da dentro la Verona Marathon: i primi due anni da atleta, iscritta e finisher alla mezza maratona, e per gli altri due da “insider”, dietro alla mia macchina fotografica, sulla moto, a seguire le gazzelle keniane e non solo.

La Verona Marathon, un po’ come Reggio, è ormai un appuntamento fisso in cui oltre alla parte lavorativa si intrecciano emozioni, amicizie, sorrisi, abbracci sudati, lacrime.

L’anno scorso era la prima volta da fotografa e avevo vissuto il week end con un’altalena emotiva non indifferente:  ero nel pieno delle mie crisi ortopediche, continuavo a rimbalzare da un medico all’altro e nessuno trovava una soluzione al mio dolore ai talloni. Essere lì e vedere tutti i miei amici runner compiere i riti scaramantici pre-durante e post gara era una gioia, da un lato, ma una sofferenza atroce.

Mancavo da troppo tempo, e per certi versi manco tutt’ora.

Ma quest’anno le cose sono diverse. Io ancora sulla moto, a lavorare. Ma finalmente, una volta risolti i miei infiniti problemi ortopedici, posso guardare al futuro col sorriso. Aspettare al traguardo gli amici e il mio amore, sapendo che fra poco toccherà a me compiere quei riti, mettermi km sulle gambe, tagliare nuovi traguardi.

Le emozioni e la gioia nel cuore dell’ennesimo splendido week end veronese, di quegli abbracci al traguardo, di quella commozione per chi arriva e supera il suo limite, di chi si rimette in pista dopo mesi difficili, della compagnia a tavola e ai caffè, delle medaglie infilate al collo di chi sa di avercela fatta sono vive e vivide, e lo rimarranno a lungo.

Grazie a tutti, di tutto. E grazie a te, come sempre. <3

(Visited 1 times, 1 visits today)

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi