E vabbè, dai. La parola “corsa” nel titolo lo so che è generosissima. Diciamo che la Millegradini 2017 è stato il mio ritorno alle gare Fidal, con tutto quello che ha significato iscrivermi ad essa: certificato, società affiliata, tabelle di allenamenti, costanza e continuità.

Il 10 marzo, dopo un anno di dolori e lacrime e incazzature e visite mediche entravo in sala operatoria per vedere di sistemare una volta per tutte il tallone che non mi dava tregua da mesi. In tutta onestà credevo che per un intervento in sè così semplice e rapido la ripresa fosse altrettanto semplice e rapida: ma la realtà mi ha messo di fronte ad altri 4 mesi di altalena, stampelle, dolore e difficoltà di appoggio anche solo a stare sul sellino della mountain bike, figuriamoci a camminare e la corsa toglitela dalla testa.

4 mesi. Mi sono data 4 mesi. “Faccio le ferie (se così possiamo definire 3 giorni e mezzo sulle Dolomiti) e poi basta, mi rimetto a correre, costi quel che costi”.
E così ho fatto. Il 10 luglio ho rispolverato la mia vecchia tabella per i 10km di Runners’ World, quella che già nel lontano 2013 mi aveva aiutata a mettere qualche km sulle gambe. E via, corri 2 minuti, cammina un minuto, ripeti 6 volte.

Contestualmente a tutto ciò abbiamo vissuto l’estate più torrida del millennio e allenarsi, seppur talvolta al fresco in quota, è diventato un ulteriore salto ad ostacoli.
Ma la cosa che più mi ha dato fiducia, al di là del fiato inesistente e azzerato da rifare da capo, è stato non avere più quei dolori insistenti, pesanti, noiosi e pulsanti che fino a poco prima mi avevano atterrata.

Così, la proposta alla mia amica Alessandra: “Sono anni che voglio fare la Millegradini. Si fa a coppie, andiamo?”. La sciagurata rispose (cit.), e via.

Domenica mattina alle 7, in completa opposizione a quanto avevo vissuto nei due mesi precedenti, un freddo barbino sul viale della partenza.
E pioggia fino a poche ore prima, non sia mai che ci facciamo mancare qualcosa.
E atleti, quelli seri, tutti attorno a noi.
E io che faccio una cosa che mai in 4 anni di corse ho fatto: mi faccio prendere dallo sconforto. “Non sono allenata, cosa ci sto a fare qui? Sono tutti fighi e bravi e veloci, io sono una schiappa, sono lenta, pesante, mi deve venire il ciclo e ho mal di schiena, mal di pancia, arriverò ultima come al solito e tutti rideranno di me” (ripetere ad libitum, aggiungendo a piacere qualche lacrima e singhiozzo).
Un abbraccio del moroso, fila e ci vediamo in Città alta.
Poi io e Ale partiamo.

La gara è bellissima. E durissima. Perchè se si chiama Millegradini, non è per caso. Ma Bergamo Alta è talmente bella che ti toglie il fiato. E in fondo, 16km in compagnia passano decisamente bene anche salendo e scendendo scalini e mura di cinta.

Grazie di tutto, a tutti, ma in particolare a te che ti sei sobbarcato la noia di uscire con me ad allenarti, seguirmi in bici, tirarmi le volate, abbracciarmi nei momenti di sconforto e sostenermi in quelli di euforia.
Il meglio, speriamo, deve ancora venire.

Siamo arrivate ultime, come da copione. Ma in fondo, chissenefrega. Eravamo lì, eravamo felici, con le nostre storie e i nostri fardelli di kg abbandonati per strada e sfide vinte con la vita (se non conoscete Alessandra cercatela e leggete la sua storia…). La velocità forse arriverà, la resistenza di sicuro.
Di resilienza, invece, ne abbiamo a volontà.
Alla prossima. <3

 

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