Venice Marathon 2015 - MedagliaLa Venice Marathon 2015 era uno dei miei sogni. In tutta onestà la Venice Marathon era uno dei miei sogni da sempre, da prima ancora di conoscere Ciro e di decidere di buttarmi nella folle impresa della maratona.

Era uno dei miei sogni, perchè io adoro Venezia e con questa città ho un legame speciale.

Era uno dei miei sogni perchè “cavoli, dopo aver corso per oltre 35 km ti metti lì a fare su e giù per i ponti… Dev’essere bellissimo ma secondo me ti sega le gambe…”

E così, visto che i sogni sono fatti per essere realizzati, mi sono iscritta alla Venice Marathon 2015.

Un week end impegnativo che ha seguito un paio di settimane davvero altalenanti.

Non ce la farò mai.

Sto male. Mi fa male il tallone.

Mi fa male il ginocchio.

Ho il raffreddore, la febbre, la demenza senile precoce, l’alluce valgo e mi si è rotta un’unghia…

Sabato ho lavorato e sono rimbalzata in un pomeriggio da uno sport all’altro, da un campo all’altro: 3 partite in 6 ore fra rugby, calcio e volley, poi la partenza per Mestre.

Non ce la farò mai, sono troppo stanca e ho addosso tutti i mali del mondo, ma vaffanculo domani parto e ci arrivo in fondo lo stesso.

Domenica mattina sveglia antelucana – e grazie al cielo con l’ora solare abbiamo recuperato un’ora di sonno-.
Navetta per Stra. The caldo, fette biscottate, amici, sorrisi, foto, selfie.

L’ansia che sale, assieme all’adrenalina. È bellissimo, è tutto bellissimo, emozionante nella perfezione architettonica delle ville del Brenta. Ed emozionante lo è l’abbraccio anti ansia che ricevo prima di entrare in griglia. Stretto stretto, forte forte. “Non avere paura, io sono sempre con te”.

Lo sparo, via, si va, assieme alla carina Michela. Siamo tantissimi e il colpo d’occhio è pazzesco. Parto bene, forse troppo allegra. Voglio raggiungere i palloncini delle 5 ore e provare ad andare con loro, ma il gap è tanto e quando riesco ad arpionare il braccio di Mariella so di aver corso un po’troppo forte per avere ancora davanti così tanti km. Ma sto bene. Uno strip al volo per togliere la maglia tecnica al 5o km. Vado, le gambe girano. Ristoro del 10, ristoro del 15.

Poi la luce si spegne. Di colpo, le gambe diventano di cemento e mi arriva la botta di stanchezza per il tour de force del sabato.

Rallento, mi concentro sulla musica, lascio andare a malincuore i palloncini e affronto tutta sola la zona industriale di Marghera. 20 km e scollino la mezza. E a quel punto, seppur piano e con mali dappertutto, ricomincio ad andare. Canto, mi guardo intorno, batto un 5 ad ogni bambino lungo la strada.

Mestre, km 27: mando un messaggio a chi mi sta aspettando, “Ho rallentato ma arrivo”.

Parco di San Giuliano, ristoro 6/8 e 30o km. E dai, è come andare alla Reggia di Rivalta e ritorno, mica ti spaventerai per questo, vero Frency?

Poi il famoso ponte della libertà. Sai che è il pezzo più difficile, Frency, te l’hanno ripetuto tutti fino alla nausea. Un passo alla volta, un passo alla volta.

Poi, finalmente, i km che mancano per completare la Venice Marathon 2015 non sono più in doppia cifra, e arrivo in fondo anche a questo maledetto eterno rettilineo sul mare.

Tronchetto, Venezia. Lucia Solzi che mi incita, vatti a prendere la medaglia che manca poco.

Ultimo ristoro che salto senza nemmeno rallentare, mi tiene su l’adrenalina, Venezia sei mia e voglio godere appieno di tutto questo.

Iniziano i ponti, e nonostante sia una bestia di pianura li affronto tutti di corsa. Bello bello bello bello!

Alzo gli occhi sul ponte di barche che attraversa Canalgrande, e quello che vedo vale tutta questa fatica: San Marco, i turisti, Venezia in tutto il suo splendore. Inizio a piangere di gioia, la stanchezza non esiste. Ci siamo solo io, le mie gambe, le mie scarpe e questa città che mi toglie il fiato ogni volta.

Passaggio in piazza San Marco, ancora lacrime, emozioni e batticuore, e il Liga che mi spara nelle orecchie Urlando contro il cielo. E via, ancora, un ultimo sforzo. Altri ponti, altre passerelle.

venice-marathon-2015-sogno-si-trasforma-medagliaKm 42: ultima passerella, ultima salita, apro le braccia, alzo lo sguardo, i miei amici e in mezzo a loro due occhi che non si dimenticano, sorrido, volo.

195 metri ancora davanti della Venice Marathon 2015, la medaglia al collo, lacrime lacrime lacrime e ancora lacrime.

Ce l’ho fatta di nuovo, ce l’ho fatta, ce l’ho fatta… e chissenefrega se ci ho messo 5 ore e 18 minuti. Ce l’ho fatta. La Venice Marathon 2015 è stata conquistata.

Grazie Venezia.

Grazie Lucia, Manuela, Ale, Walter, Enrico, Didi ed Elisa. Io vi avevo avvisato che ci avrei messo tanto… Ci rifaremo, ma sapervi lì è stato un aiuto fondamentale.

Grazie Andrea, di tutto, per tutto.

Grazie ai 9,92 friends.

Grazie a chi mi ha messaggiato e sostenuta a distanza.

Lisa, Fagiolino… Questa era per voi.❤️

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