Dhl Modena Volley-Sir Safety Perugia gara #3, lo scudetto della pallavolo maschile torna a Modena.

Io ero molto sotto shock e arrabbiata per una brutta vicenda personale accadutami poco prima allo stadio a Reggio (chi mi conosce e mi segue su Facebook avrà credo ben presente ciò di cui sto parlando…), e la festa purtroppo me la sono goduta davvero poco.

Il mio lavoro l’ho fatto e tutto sommato penso di averlo fatto anche discretamente, ma la rabbia che avevo dentro domenica non mi ha permesso di gioire da brava modenese come avrei voluto.

Quindi, per questa volta, assieme alla mia gallery delego l’emozione del racconto al mio amico Luca Barozzini, tifoso gialloblù che di più non si può, che con queste parole credo abbia reso perfettamente l’idea di cosa sia stata gara#3 domenica sera al PalaPanini di Modena.

Ci sono storie che sembrano scritte da uno sceneggiatore di Hollywood. Ma di quelli bravi, di quelli che ogni cosa nella storia è al posto giusto, di quelli che la storia ti entra diritta nel cuore e ti esce dagli occhi sotto forma di lacrime.
E capita così che ieri ci rechiamo al PalaPanini, dopo aver dovuto parcheggiare ben lontani, che il centro commerciale è aperto e i cinquemila del PalaPanini probabilmente sono cinquemila “e sblisga”, ma di quelle sblisghe belle grandi, poi ci sono da aggiungere quelli fuori dai maxischermi e insomma, non si trova posto e abbiamo dovuto parcheggiare lontano.
Ci incamminiamo e io sono un po’ in un mondo tutto mio, guardo avanti e vado avanti ma vedo avanti, non sono nel “qui e ora”, sono già nel “là e tra un po’”, sto vivendo la partita ancor prima che inizi.
Perché, diciamocelo, lo scudetto lo aspettiamo da quattordici anni esatti – a proposito dello sceneggiatore hollywoodiano: l’8 maggio 2002 Modena vinceva il suo ultimo scudetto, l’8 maggio 2016 Modena ha la possibilità di riportare il titolo a casa, sempre con Lorenzetti in panchina. Lo scudetto lo aspettiamo da quattordici anni esatti, dicevamo, ma avanti 2-0 in una serie playoff non lo eravamo da ben di più.
Comunque, sono lì che cammino, guardo avanti e vado avanti e poi, a un certo punto… mi fermo.
Resto lì, un attimo, sul marciapiede.
Mi volto, torno indietro di qualche passo, guardo in basso.
Sul ciglio della strada, un pezzo di stoffa, piegato e ripiegato.
Inconfondibile: un tricolore.
Lo metto in tasca. È scritto, lo so.
Entriamo al PalaPanini, tra quelli che “Ehi, dammi un cinque”, quelli che “Ehi, non c’eri per le precedenti due partite, vai fuori!” (ah. ah. ah. simpaticissimi.), quelli che… niente, quelli che nemmeno mi conoscono.
Entriamo al PalaPanini e ci sono cinquemilaenovantasette persone (per gli organizzatori e per la questura, per una volta incredibilmente concordi), ma dai, lo sappiamo tutti che qualche centinaio in più c’è sicuramente.
Butto un occhio fuori, oltre la curva, oltre il palazzetto, dove ci sono un maxischermo e milleduecento persone in attesa, in attesa non da un’ora, ma da quattordici lunghissimi anni. (milleduecento, eh. Ci sono squadre di SuperLega che non le hanno nemmeno dentro al palazzetto, milleduecento persone)
Il tempo di applaudire gli encomiabili tifosi di Perugia per il loro striscione e per il loro tifo (prendete esempio, saputelli: a noi modenesi non stanno sui coglioni tutte le altre tifoserie. Anzi. Fatevi una domanda e datevi una risposta; datevela da soli, però, che a noi poco interessa) e lo spettacolo inizia. Con un Petric straripante, la nostra battuta che non entra, Perugia che difende tutto e in un amen, da +3 e set nelle nostre mani, ci troviamo in svantaggio. Come era già successo a Perugia in gara-2.
E, come era già successo in gara-2, vinciamo il secondo set. Poi Perugia domina il terzo. Ancora.
Se c’è una cosa che abbiamo imparato, a Modena, è che dobbiamo sempre soffrire il doppio per poter gioire. Ma la gioia vale poi doppia.
Il quarto set porta la firma di un campione straordinario: Ngapeth decide che lui a Perugia non ci vuol proprio tornare: riceve, difende, palleggia e attacca. 12 punti, 100% nel set. Do-mi-nan-te.
Entusiasmo alle stelle, quando inizia il tie-break siamo certi che sarà una passeggiata… e arriva la secchiata di acqua gelata. Perugia mura tutto, Atanasijevic è implacabile e in un amen ci troviamo sotto di quattro punti. Al cambio campo, il tabellone segna 3-8.
Ma certe storie sono scritte da uno sceneggiatore di Hollywood, l’ho già detto. E quando una storia diventa Storia, hai voglia a combatterla: non puoi far altro che percorrere la strada che ha già scritto per te, ovunque ti conduca.
Così Perugia inizia a sbagliare qualcosa; prima una battuta in rete. Poi un attacco out. Vettori trova un ace incredibile, dritto per dritto, all’incrocio delle righe: -2.
Metto una mano in tasca: il tricolore, piegato lì dentro, diventa rovente. Grida la sua voglia di uscire e di essere sventolato. Pazienta, gli dico.
Servizio fuori di Vetto, 6-9, invasione di Elia, 7-9.
Ma alla Storia non ti puoi opporre, pesa come un macigno sul braccio di Atanasijevic, che appoggia di là una mozzarella e poi pasticcia con De Cecco: 8-9. Il PalaPanini freme – non il pubblico che vi è dentro, proprio il palazzo, perché ha già visto scrivere la Storia, in passato, e lui sa bene cosa stia per avvenire.
E avviene che il ruggito di rabbia e gioia di Petric scuote le fondamenta stesse del Tempio della pallavolo, quando il suo servizio atterra con precisione chirurgica sulla riga alla sinistra di Kaliberda: parità.
Vettori affossa Atanasijevic in contrattacco: vantaggio Modena.
Non ce la faccio.
Mi siedo.
So.
So che Perugia continuerà a provarci, con il suo giocatore più forte. Ma so che sarà un tentativo vano.
Registro appena la battuta sbagliata di Petric e un’altra invasione della Sir. Colgo uno straordinario attacco di Atanasijevic per l’11-11, le lacrime offuscano la parallela di Ngapeth per il nuovo vantaggio.
Piango, senza ritegno, mentre Russell spara fuori in diagonale il 13-11 dopo una straordinaria difesa di Rossini.
Atanasijevic continua a provarci, 13-12, Lucas regala il 14-12, e io, l’unico cretino seduto sui seggiolini tra cinquemila persone in piedi, non riesco a smettere di piangere.
So.
So che Atanasijevic scardinerà il muro di Modena, 14-13, e che andrà in battuta.
E so che la Storia gli presenterà il conto. Sotto forma di rete, che respingerà il suo servizio.
Dopo quattordici anni, lo scudetto torna a casa.

Thank you, Baroz.
Thank you, Mr Lorenzetti.
Thank you, Volley Modena.

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