13102789_10208952221433059_1725304042087822315_nDalla prima volta in cui ho montato il 400mm lo scorso 2 agosto non conto più le volte in cui mi sono ritrovata a dire “mamma mia sono sopravvissuta anche a questo week end“.

Lo scorso non fa eccezione.

Una chiamata nei mesi passati per una nuova avventura lavorativa mi ha posto davanti alla prospettiva di provare qualcosa di nuovo e sconosciuto come il ciclismo e così sabato mi sono buttata alla scoperta del mondo a due ruote, tanto caro ai miei nonni ma per me abbastanza ignoto.

E di una vera e propria avventura si è trattato: sabato sera a Marostica una gara di biciclette a scatto fisso (“Cosa diavolo sono??“, chiese la sciagurata all’uomo trailer, che prima di essere uomo trailer viaggiava piacevolmente sulle due ruote…), poi la domenica la granfondo vera e propria, 160 km di su e giù da una moto guidata in maniera decisamente allegrotta e frizzantina da un veneto umarell che mi ha fatto provare l’ebbrezza del brivido da dialogo ravvicinato con la rianimazione dell’ospedale. Nulla successe, grazie al cielo, ma su diversi rettilinei, lanciati ai 140 km/h, un unico grande neon lampeggiante si accendeva nella mia testa: “Solo che non succeda niente”.

FS__7637E freddo, pioggia, grandine, nebbia, l’attrezzatura bagnata e io di più. Dopo 163 km di curve e salite, più provata dei ciclisti che li avevano fatti sulle loro gambe sono scesa al volo dalla moto e volata a Reggio per la partita della Reggiana, caratterizzata da noia, sbadigli e pioggia e freddo, giusto per non perdere il vizio.
Non so come ho fatto ad arrivare a casa, ma da domenica fra quei #piccolipiaceridellavita annovero anche un sentitissimo chiudersi la porta alle spalle dopo una giornata allucinante.

E’ stato però anche un week end di emozioni e nuove consapevolezze.

Lunedì i miei coriacei nonni hanno festeggiato la strabiliante cifra di 62 anni di matrimonio, tributati dalla famiglia con un pranzo luculliano che per me ha rappresentato una piacevole parentesi di tortelloni e ragù fra una partita e l’altra.

Ma soprattutto, mentre io girovagavo inseguendo biciclette sull’Altopiano di Asiago e dintorni, tu girovagavi sull’Appennino fra Toscana ed Emilia inseguendo il tuo sogno e mettendo km e km su due gambe che ti porteranno davvero lontano. E mentre pensavo a te, guidando da Vicenza a Reggio e aspettando quel messaggio di finisher mi sono resa conto che tu sei un amore completamente diverso da tutto quello che c’è stato finora. Non sei stato un colpo di fulmine, mi hai conquistata giorno dopo giorno. Sei l’amore della maturità e del tempo della ragione, come cantava quella là. Sei “l’altro”, l’altra parte di me; i tuoi successi sono la mia gioia, le tue vittorie mi emozionano, i tuoi traguardi mi fanno battere forte il cuore. Do, finalmente, senza chiedere nulla in cambio.
Nessun grado di separazione fra di noi.

Cosa mi ha portato questo week end? Soddisfazione professionale, nuova consapevolezza e forse un raffreddore.  Mica poco, direi.
Grazie davvero.

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