Arriva il giorno in cui, finalmente, riesci a fare pace con il passato.
Quando quattro anni fa sono ripartita per l’Emilia con le mie valigie, ferita, umiliata e azzerata nello spirito e nell’autostima, avevo giurato guerra a Bergamo e ai suoi abitanti.
Troppo dolore patito, un’umiliazione scottante subita per mano di persone che mi avevano portato qui con mille lusinghe e promesse e dopo un paio di mesi mi avevano calpestato riducendomi a un mucchietto di lacrime e disturbi dell’alimentazione.
Ne sono uscita, risollevandomi con la sola forza della mia volontà e delle mie gambe. Ho scoperto la corsa, ho trovato amici, ho scoperto che valgo qualcosa.
E quando un anno fa o poco più ho chiuso una storia di oltre 10 anni con un “vicino di casa” della provincia bergamasca, avevo esteso la mia silenziosa guerra a buona parte della Lombardia.
Mai più, mai più, mai più, se mai ci sarà un altro uomo nella mia vita lo voglio di Oslo. O cinese. O brasiliano. La Lombardia per me è tabula rasa, un buco nero nel piano padano dove se posso evitare di mettere piede, lo faccio.

Poi la vita fa le sue giravolte: grazie a Facebook, grazie ai 42,195, grazie al libro e alla nuova “me” che sono diventata in questi ultimi anni, le mie conoscenze virtuali e reali sono aumentate in maniera esponenziale. Me la so cavare, il mio lavoro finalmente è apprezzato e finalmente sono in pace: mai ferma, con una luce negli occhi che ha solo chi ha il privilegio di fare un lavoro che ama visceralmente.
Ma rimaneva quel buco nero. Visto che il destino ha un beffardo senso dell’ironia, da settembre è entrata nella mia vita una persona meravigliosa.

Lombardo. Bergamasco. Montanaro.

No no no no no no, non ce la posso fare. E invece, con una dolcezza disarmante ha iniziato ad insinuare le prime crepe nel muro che avevo eretto; mi sono innamorata, come non credevo fosse possibile alla mia età, e ho iniziato a uccidere i pochi fantasmi che erano rimasti. Sono riuscita addirittura a passare nelle zone in cui avevo abitato per quei pochi sciagurati mesi del 2012. Le prime volte con le mani sugli occhi e una fessura sottile attraverso cui sbirciare. Poi piano piano ho ripreso confidenza, sono riemersa dall’apnea.
Mi sono accorta che i bergamaschi non mordono. Sono pigne, come direbbe la mia amica Lucia, ma non mordono.
I ricordi dolorosi, alla fine, vanno affrontati e superati.

E così ho fatto. Ho incontrato altre persone, perchè porca miseria quei 42.195 hanno veramente qualcosa di magico, ho scritto, parlato e chattato con nuove conoscenze e amicizie del buco nero.
E forse per davvero ieri sera, grazie al lombardo-bergamasco-montanaro e alle nuove amicizie strette qui, grazie a un piatto di casoncelli da urlo e a tante chiacchiere in compagnia forse ho chiuso il cerchio.

Ci sono voluti 4 anni e una silenziosa battaglia emiliano-lombarda, ci sono voluti 40 kg messi su e poi persi, 4 maratone e un libro e 3000 contatti su facebook, ma alla fine forse ci sono riuscita.

La guerra è finita. Si volta pagina, finalmente.
Grazie Elena, Rosa e tutta la combriccola bergamasca… direi che abbiate fatto un buon lavoro… 😀

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