Prima o poi doveva succedere. Nonostante la regola aurea che mi sono data quando ho iniziato a correre, ossia di non ritirarmi mai da una gara a cui sono iscritta, ieri a Traversara alla Raidlight Ultramaratona del Lamone è successo.
Sono mesi che mi trascino dietro un dolore non bene identificato al piede, fra tallone, pianta del piede, polpaccio e caviglia: ho fatto diverse visite e mi sono fatta vedere da diversi specialisti, ma senza venirne fuori. Ho continuato a correrci su, seguendo la teoria del “tanto prima o poi passa”, e invece non è passato nulla, ma anzi è peggiorato.
Mercoledì alla mezza maratona della befana a Crevalcore sono arrivata al traguardo in qualche modo, grazie anche al mio amico Daniele che mi ha fatto compagnia al ritmo tapasciata a cui sono andata.
Ieri volevo correre un po’, senza fare di certo i 44 km del tracciato di gara: un allenamento in compagnia e nulla di più, una quindicina di km per tenere le gambe in movimento. E invece nulla. Appena 2 km e il mio corpo mi ha dichiarato guerra: “Scordatelo, non se ne parla neanche”.

Non è pigrizia, perchè la pigrizia non mi avrebbe nemmeno fatto alzare il culone dal letto quando alle 5.30 è suonata la sveglia. Era proprio dolore: e nonostante l’atroce senso di sconfitta, nemmeno la dovessi vincere, ho alzato per la prima volta in vita mia bandiera bianca.
“Bisogna sapersi ascoltare e capire quando è ora di limitare i danni”, mi aveva detto il moroso sabato sera mentre lo sommergevo di dubbi e angosce perchè dentro di me sapevo che avrei fatto una fatica terrificante. L’ho maledetto, ma una volta tanto, stranamente, gli ho dato retta.
Lunedì prossimo ennesima visita e vediamo che cosa mi dicono: spero sia la volta buona e di trovare il bandolo della matassa.

Cosa salvo comunque di questa domenica? Diverse cose.
In primis questa nuova lezione che ho appreso: non sei una sfigata se ti fermi, anche se ovviamente il nervoso c’è e ho brontolato fra me e me tutto il pomeriggio. Ma non solo. Salvo, come sempre, la compagnia. Traversara era una scusa per vedere vecchi amici, fra i quali anche i miei meravigliosi romagnoli che mi fanno sentire sempre speciale e benvoluta. Abbracci, foto e sorrisi, l’essenza di questo sport.
Salvo i discorsi e le paure che riesco a sviscerare soltanto con lui, perchè in questi giorni natalizi insieme ho scoperto tante cose di me proprio grazie all’armatura che lascio cadere quando chiudo la porta di casa e mi rifugio in quel caldo abbraccio.
Infine, salvo il modo in cui ho sopperito alla mancata corsa ieri mattina. Mi sono messa alla prova, avevo un flash nuovo da provare e ho giocato a fare foto agli atleti in gara, controluce e tempi bassi. Un’esperienza nuova ma formativa, molto utile e penso produttiva: quindi, niente di tragico e irrimediabile, c’è sempre quel famoso appiglio positivo a cui aggrapparsi anche quando il mare è in tempesta. E da qui si riparte.

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