Oggi sul “Giornale di Carate” è stata pubblicata questa intervista a Omar Ratti, amico carissimo con il quale ho corso la maratona di Reggio lo scorso 13 dicembre.

Il testo dell’articolo, nel caso la foto fosse poco leggibile.
«Impossible is nothing, nulla è impossibile» recita un celebre slogan. Ed il veduggese Omar Ratti ne è la dimostrazione. Esattamente un anno fa pesava 112 chili e l’attività fisica che più lo impegnava era «la maratona del telecomando». Domenica scorsa, 13 dicembre, la maratona l’ha fatta davvero, ma di corsa. Un traguardo raggiunto sì con i muscoli delle gambe ma anche per merito di un cuore grande e di una forza di volontà invidiabile. Oltre che del sostegno dell’amica Francesca Soli che aveva già vissuto la stessa avventura dodici mesi prima. Dice di «essere uno dei tanti» ma la sua storia, fidatevi, è una sferzata di energia, un esempio per chi pensa di non farcela e invece…
Trentanove anni, impiegato in una ditta di Molteno, suona il mellofono e da quando era bambino è colonna del Corpo musicale Santa Cecilia.
«Sono sempre stato sovrappeso, conducevo una vita sedentaria e dopo la morte di mio papà la situazione si è aggravata: pesavo 112 chili per un metro e 66, un’obesità di terzo grado, pericolosa per la salute – ha raccontato – Avevo provato mille diete con scarsi risultati, fino a scoprire di avere una disfunzione alla tiroide. Ho iniziato una cura e durante le festività natalizie del 2014 qualcosa è scattato in me: ho capito di avere un problema da risolvere».
Il primo passo è stato approfittare di una promozione adocchiata su Facebook: Omar ha contattato Silvia Colombo, nutrizionista che ha elaborato per lui un regime alimentare da mille e 400 calorie al giorno, ispirato alla dieta mediterranea. Nel contempo ha cominciato a correre. «Cinque, sei chilometri alla volta, era un calvario…».
Ma nel giro di un sola settimana i risultati si sono fatti subito vedere: meno quattro chili e tanta voglia di andare avanti.
«A fine marzo sono stato invitato ad iscrivermi ad un gruppo goliardico Facebook chiamato “9.92 running” e quelle uscite di corsa che prima erano una faticaccia sono divenute un divertimento. Il gioco è questo: scattare un selfie al raggiungimento dei 9,92 chilometri. In quindici giorni ce l’ho fatta».
Poi è arrivato un incontro di quelli capaci di cambiare la vita. L’incontro con Francesca Soli, scrittrice e fotografa emiliana, autrice del libro «O la corsa o la vita» nel quale racconta il percorso che l’ha portata a perdere quaranta chili.
«Le ho raccontato quanto fosse un esempio per me ed a maggio mi ha convinto ad iscrivermi alla maratona di Reggio Emilia. Ho pensato: “E’ una pazzia”. Ma ho continuato ad allenarmi ed i chilometri macinati sono aumentati: dai 5 di Natale a 30. Ho partecipato anche a diverse manifestazioni podistiche e “tapasciate” (corse domenicali non competitive, ndr): da Monza a Ferrara, passando per Venezia». «A due mesi dalla maratona l’impresa è divenuta tutto sommato fattibile, nonostante mi sconsigliassero di percorrere una distanza tanto lunga dato il mio peso. Ho perso circa 16, 17 chili ma la strada è ancora lunga».
E finalmente il 13 dicembre è arrivato. Una mattinata fredda, freddissima. Accanto all’amica, Omar ha corso tutti i 42 chilometri e 195 metri, in cinque ore e 55 minuti.
«Al 32esimo chilometro pensavo di non farcela, al 36esimo sono arrivati anche i crampi ma Francesca mi ha dato la carica e sono arrivato al traguardo. Un’emozione indescrivibile, ho capito di aver superato i miei limiti». «Correre è stata un’esperienza che consiglio a tutti: costa sacrifici, sudore e lacrime ma mi ha portato tantissimi nuovi amici. Prima correvo per dimagrire, ora dimagrisco per correre».
E chi lo ferma più?

In questa pagina la rassegna stampa completa su “O la corsa o la vita” e sulla mia storia di runner.

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