Con la sirena al 40′ di domenica sera al basket si è chiuso ufficialmente il mio anno solare lavorativo.
E’ impossibile non fare confronti con quello che io ero appena un anno fa, e come sempre cuore in mano, foglio bianco davanti e vediamo di mettere giù un po’ di pensieri sparsi perchè siamo alla fine di questo 2015 ed è ora di fare qualche bilancio.

Cosa ha fatto la Frency nel 2015? Di tutto, davvero.
Il 31 dicembre 2014, dopo la maratona a staffetta a Calderara di Reno, ho aspettato con un misto di angoscia e preoccupazione la mezzanotte, a casa di amici persi lungo il cammino in questi mesi e con accanto un uomo che già la mattina della Vigilia mi aveva detto chiaramente che di me, “della tua presunzione e della tua nullafacenza, per non parlare della tua cazzo di maratona” ne aveva abbastanza.

Ma il vento del cambiamento aveva già iniziato a soffiare, e nonostante tutto mi sono lasciata trasportare, perchè era inutile negare che anche io, in effetti, non fossi più quella di pochi anni prima.
Ho potuto fare quello che milioni di persone sognano: fare una cosa che mi piace -correre una maratona- e avere una clamorosa botta di fortuna scrivendo un libro sull’argomento. Non soltanto questo, però: assieme al libro è arrivato anche tutto quello che mai avrei immaginato, con serate, presentazioni, dediche sulla seconda pagina. Ho viaggiato per parlare di corsa e sorrisi e di risorse nascoste dentro ognuno di noi, rimbalzando da un angolo all’altro dell’Italia e incontrando decine di persone splendide che non finirò mai di ringraziare per tutto quello che mi hanno donato, solo per il fatto di aver corso 42.195 metri.

Le amicizie non sono arrivate soltanto grazie al libro, perchè anch’esso è frutto di un post su Facebook che penso abbiano letto e condiviso centinaia di persone. Ho quasi 3000 contatti, molti dei quali conosciuti proprio grazie alla corsa, e questo rende ogni gara e ogni tapasciata domenicale un’occasione per vedere amici, prima ancora che correre (come diceva la povera Stefy Tonioni, “Le pubbliche relazioni sono importanti”).
In mezzo a questo caos di gente e amici e conoscenze e gps fermati a distanze improbabili e camminate in compagnia e gare serie e maledetti 42.195, ho avuto tempo anche per rimanere single e capire cosa significa iniziare ad andare con le mie gambe.

A gennaio ero nel panico totale, lo confesso: ho fatto di tutto, e tutt’ora continuo a fare la baby sitter quando mi viene richiesto perchè comunque non posso dire di no a nessuna occasione di lavoro. Ho parlato con cialtroni che mi hanno promesso mari e monti e poi sono spariti, ho scritto articoli per quotidiani locali, ma ho fatto anche le pulizie a casa di avvocati modenesi perchè non avevo idea di dove sbattere la testa.
In tutto questo, però, ho cercato di restare aggrappata con tutte le mie forze al mio lavoro, quella fotografia sportiva che amo così visceralmente: bussando a mille porte e iniziando seriamente a rompere le scatole a chiunque potesse darmi un’opportunità di lavoro, ho imparato che lo stesso valore che avevo appreso dalla corsa era applicabile al mondo esterno. Sorrido, e vado avanti. E incredibilmente il lavoro è arrivato, forse perchè un pochettino qualcosa sono in grado di farlo, ma anche perchè ho smesso di essere respingente. Fidatevi, sorridere apre un sacco di porte.

Una porta, poi, nel corso dell’estate l’ho voluta spalancare, varcandola per poi richiudermela saldamente alle spalle; seppur con tante domande e paure sono andata a vivere per conto mio a Reggio Emilia, e dopo questi primi mesi devo dire che nonostante tutto riesco a tenere fede agli impegni presi. Non è semplice, anzi, ogni mesi sono salti mortali fra impegni di lavoro e pagamenti ballerini, ma in qualche modo si va avanti.

Il 2015 è stato un anno davvero emozionante ed impegnativo, ma senza molte persone che hanno camminato al mio fianco per un pezzetto o che tutt’ora continuano a farlo, non sarei la donna che sono oggi.
Su tutti, però, devo dire grazie in particolare ad un po’ di gente: alla mia famiglia che mi ha sostenuta negli anni bui e ha assistito alla mia rinascita senza mai farmi mancare amore e appoggio; a mia sorella Benedetta, la più grande certezza della mia vita; a chi mi ha dato fiducia al lavoro; a chi mi affida i suoi figli, fiduciosa del fatto che siano in mani sicure; agli amici di Facebook, ai tifosi e ai compagni di corsa; a Omar, che con la sua impresa mi ha fatto rivivere l’emozione del mio primo traguardo e mi ha rimesso in pace con i 42 km dopo la crisi esistenziale che ho attraversato dopo Venezia.
Infine, grazie a te, che non vuoi pubblicità e ti accontenti di camminare al mio fianco senza entrare nel caos che regna sovrano nella mia vita. Sei il lato calmo e razionale che a me manca, la combinazione che combacia con ogni mia rotazione di umore e carattere. Sei quello che qui non c’era e che forse da sempre stavo cercando, e sei l’unico al mondo che conosca la vera Fra in tutte le sue debolezze.

Il 2015 è quasi finito, con il suo carico di emozioni e piccole grandi vittorie.
Come andrà il 2016? Impossibile saperlo. L’unica certezza che ho è lo spirito con cui lo affronterò, perchè ora so che anche nei momenti più bui e difficili c’è sempre un appiglio a cui aggrapparsi per non lasciarsi trascinare a fondo e ricominciare.

Buon anno a tutti.

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